Da molti anni si conoscono e si studiano i grandi porti del
mondo antico, mettendo insieme i dati delle fonti letterarie e
storiche con i resti archeologici di porti e approdi, ma solo da
pochi decenni è l'archeologia sottomarina che, con il
rilevamento di relitti e del loro carico, sta rivelando
l'articolazione, l'estensione e la complessità dei traffici
marittimi.
Se il ruolo del Mediterraneo, definito dagli autori antichi "mare
nostrum", come culla di civiltà e crocevia di culture
è un dato assodato e se è vero che già nella
preistoria ci sono prove di uomini coraggiosi che si spingevano in
mare alla ricerca di nuove terre, a maggior ragione bisogna
considerare come l'evoluzione della navigazione abbia prodotto nel
tempo ricchezza, ma anche influenze culturali di varia natura. Una
prima considerazione ovvia e di carattere generale che emerge,
è che per tutta l'antichità e sino a buona parte del
secolo scorso i contatti fra i diversi paesi, anche non
direttamente prospicienti il Mediterraneo avvenivano, proprio come
nell'antichità, più per via mare che via terra. Se
consideriamo le reti stradali, una delle più importanti
realizzazioni dell'impero romano, con tutti gli accorgimenti per
renderle sicure, agibili e percorribili, si deve sempre tenere
conto che una cura altrettanto, o addirittura più intensa
era certamente destinata alle infrastrutture che permettevano
contatti e trasporti per via marittima. Non è difficile
immaginare, nella stagione in cui navigare era più sicuro
(da marzo ad ottobre), le molte navi che solcavano il mare
trasportando merci tra i vari paesi, indispensabili alla sviluppo
di città e culture diverse.
Nonostante il millenario uso delle vie d'acqua, sono proprio le
strutture di quest'ultime ad essere arrivate sino a noi in modo
meno evidente e percepibile. In molti casi porti ed approdi si
giovano di insenature naturali, adattate e rese migliori con
strutture più o meno deperibili, che solo fortunate
condizioni ambientali hanno permesso di conservare. E' questo il
caso delle coste laziali, perlopiù importuose e piatte, dove
mancano le premesse naturali, gli approdi sicuri, le correnti e i
venti favorevoli. Qui solo la titanica impresa dell'uomo ha
modificato e reso possibili e sicuri i porti che si andavano
costruendo. Se già gli Etruschi avevano creato una rete di
approdi per i loro commerci (Graviscae, Pyrgi etc.) è solo
in età romana che si può parlare di un vero e proprio
sistema portuale dell'intera costa. Particolarmente significativo
è il caso di Ostia, porto di Roma, dove da una situazione
primitiva di laguna costiera, foce del fiume e portualità
precaria si arriva alla costruzione dello scalo della megalopoli
mediterranea, con un impegno economico e costruttivo, protratto nel
tempo, in operazioni che capovolgono totalmente la natura di un
litorale. I titanici interventi, di Claudio prima e di Traiano poi,
testimoniano quanto fosse importante avere porti sicuri, attrezzati
con un monumentale complesso urbanistico-architettonico costituito
da magazzini, mercati dove conservare e distribuire le merci, oltre
che di alloggi e servizi per i marinai. Quando, in seguito allo
spopolamento degli insediamenti e alla mancanza di manutenzione, le
opere titaniche vennero riassorbite dalla natura, solo le
testimonianze dei disegnatori del Rinascimento e le ricerche
terrestri permettono di ricostruire la topografia storica di questi
luoghi.
Una situazione diversa si verifica per gli altri porti della costa
(Anzio, Civitavecchia etc.) dove le strutture antiche sono spesso
inglobate in quelle moderne, continuando così a
funzionare.
Con il progetto europeo ANSER (ANciennes routeS maritimEs
méditeRranéennes), realizzato nell'ambito
del Programma di Iniziativa Comunitaria Interreg
III B–Medocc (2002-2004), in collaborazione con i
quattordici partner appartenenti a paesi dell'Unione Europea
(Italia, Francia, Malta, Spagna e Portogallo) e della sponda sud
del Mediterraneo (Algeria e Marocco), la Regione Lazio ha
realizzato varie attività di valorizzazione di questo
patrimonio. In particolare sono state effettuate otre 40 visite
guidate ai principali porti ed approdi del Lazio (Graviscae,
Civitavecchia, Pyrgi, Porti di Traiano e Claudio, Ostia, Anzio e
Ponza) ed altre iniziative a larga diffusione, oltre a corsi
internazionali dedicati ai giovani laureati e seminari
internazionali. Tra i prodotti del progetto le schede multilingue
che si presentano di seguito, un CD Rom sull'archeologia subacquea
e quattro volumi delle giornate internazionali di studio (Vol. I -
Evolución paleoambiental de los puertos y fondeaderos
antiguos en el Mediterráneo Occidental, Vol. II Le strutture
dei porti e degli approdi antichi, Vol. III
Méditerranée occidentale antique : les
échanges, Vol. IV Rotte e porti del Mediterraneo dopo la
caduta dell'impero romano d'occidente: continuità e
innovazioni tecnologiche e funzionali, Soveria Mannelli 2004
– Rubettino editore), materiali consultabili anche presso la
biblioteca del CRD.
Scheda a cura di Clarissa Belardelli e Lorenza de Maria

