Un’area archeologica è una parte di territorio su cui insistono evidenze del passato o dove si rinvengono testimonianze materiali di esso; può equivalere talora al concetto di sito. In questo caso, nel contesto si comprendono la maggioranza delle emergenze antiche. Queste possono appartenere ad epoche diverse - dalla preistoria all’età moderna (vedi la cd. archeologia industriale) - ed essere di differente consistenza - da superfici di dispersione di manufatti litici o di frammenti ceramici a insediamenti, monumenti, strutture complesse, città. Il “grado” di valorizzazione, di agibilità e di organizzazione dei relativi ambiti territoriali, differenzia le situazioni attrezzate da quelle che lo sono meno o non lo sono affatto. Le aree archeologiche sono anche i luoghi in cui il sito è contestualizzato, ovvero è inserito, sia che si trovi in un ambiente urbanizzato che “naturale”, non costruito. Nell’accezione corrente, tuttavia, le aree archeologiche sono identificate con zone organizzate, in cui le emergenze antiche sono protette, conservate e rese fruibili al pubblico. La ricchezza dell’archeologia nel Lazio e la sovraesposizione dei monumenti della classicità agli occhi del pubblico, ha condotto, nel tempo, a una certa “indifferenza” data dalla convivenza con l’antico; questo atteggiamento è stato, e in una certa misura è ancora, non facile da superare. I resti del passato sono ovunque e fanno parte del paesaggio moderno. Anche per questo, tuttavia, sono emerse alcune esigenze di gestione, decisive per il loro futuro. In primo luogo quella di un’organizzazione delle aree archeologiche. Il Lazio, ad esempio, è stato tra le prime regioni a dotarsi di “centri” archeologici custoditi recuperando, restaurando e illustrando importanti zone monumentali che da molto tempo erano integrate con il tessuto urbano o con altri assetti del territorio: si pensi ad esempio, in Roma, al Palatino, ai fori, alle terme, ai mercati, ai teatri, ai templi etc. Inoltre ha preso corpo l’esigenza di una stabilizzazione e di una valorizzazione delle emergenze del passato. La vita quotidiana tra le strutture antiche e, quindi, la familiarità con esse, le aveva rese quasi invisibili agli occhi della comunità, quando non venivano considerate un intralcio alla realizzazione di infrastrutture o alla crescita urbana, turistica ed economica del territorio. Le cose stanno cambiando, sia nei contenuti che nella forma, in un processo che è iniziato da tempo e che si sviluppa di pari passo con l’aumento nel numero e nella varietà tipologica dei fruitori. Questa tendenza è legata anche alla crescente consapevolezza del valore del territorio e delle sue peculiarità, e allo svolgimento di una politica di valorizzazione sempre più legata all’ambiente - naturale/culturale - da parte delle istituzioni, soprattutto locali, e in modo preminente dalle regioni. Basti ricordare, ad esempio, che nel Lazio è stato istituito il primo Parco Nazionale d’Italia (Circeo) che comprende anche monumenti e siti archeologici di grande rilievo. Ne sono esempi concreti i numerosi interventi di valorizzazione promossi e realizzati con diversi dispositivi amministrativi e di finanziamento (anche con fondi europei) posti in atto dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio (Docup, APQ, POR, Legge 40, legge sul litorale) tra cui si annoverano, tra i più recenti: la città di Norba (Norma, LT), la “via dei Principi” a Tarquinia (VT), il parco di Veio (RM), il sito a impronte di dinosauri di Esperia (FR), le mura poligonali di alcuni comuni del frusinate, le cd. Terme di Cotilia (Cittaducale, RI), la villa di Tito (Castel S.Angelo, RI), la Grotta dei Massacci (Frasso Sabino, RI).
Scheda a cura di Clarissa Belardelli e Silvana Vitagliano

