La via Flaminia fu costruita intorno al 220 a.C. da C. Flaminius
per collegare Roma, attraverso la valle del Tevere, l’agro
falisco, l’Umbria ed il Piceno, con l’ager Gallicus. La
stazione terminale della via, Ariminum, fu la base operativa per la
conquista della Gallia Cisalpina.
Il suo tracciato, ricalcando antichi percorsi etruschi, doveva
consentire di raggiungere nel minor tempo possibile, per ragioni di
ordine militare o amministrativo, zone di confine da colonizzare
nell’ambito della politica espansionistica di Roma.
La via fu oggetto di restauri sotto Augusto ma anche
all’epoca di Vespasiano, Traiano e successivamente sino alla
dominazione gotica. La strada perse a partire dal IV secolo parte
della sua importanza a favore della via Cassia, ma continuò
ad essere frequentata in età paleocristiana ed
altomedioevale, come è testimoniato dalla presenza della
catacomba di San Valentino situata al I miglio e della domusculta
di San Leucio al V miglio. Nell’alto medioevo, inoltre,
assicurava il collegamento tra Roma e Ravenna, attraverso la
città longobarda di Spoletium.
La strada partiva dalla porta delle Mura Serviane alla base del
Campidoglio (Porta Ratumena o Fontinalis) e usciva
dall’omonima porta del recinto di Aureliano. Sino a Ponte
Milvio la Flaminia correva nella fascia pianeggiante tra le alture
orientali ed il Tevere, costeggiata da numerosi monumenti
sepolcrali. Tale ponte, che conserva tuttora resti dei piloni e
delle arcate originari, fu fatto costruire, secondo le fonti
letterarie, dal censore M. Emilio Scauro nel 109 a.C. probabilmente
su una struttura più antica. Successivamente proseguiva fino
a Prima Porta lungo la valle tiberina, poco più a est della
strada attuale, testimoniata tra l’altro dal rinvenimento di
tratti basolati e dalla presenza di monumenti funerari tra cui il
sepolcro dei Nasoni, quelli presso Grottarossa e la cd. Tomba
Celsa. Presso Prima Porta la strada abbandonava la valle del Tevere
per seguire, fino al monte Soratte e al guado del Tevere presso
Otricoli, il percorso di crinale che è in parte conservato,
in parte ricalcato dalla strada moderna.

