La via Severiana prende il nome dall’imperatore Settimio
Severo, il quale realizzò, o meglio riunì in un unico
tracciato alcune vie già esistenti lungo la costa tra Ostia
e Terracina.
Le città marittime di Ostia, Lavinium (odierna Pratica di
Mare), Ardea, Anzio e le vie che da ciascuna di queste città
conducevano a Roma, vennero così ad essere collegate con un
percorso più rapido. Infatti, è in età
severiana che viene definitivamente attuato lo spostamento in
pianura dell’asse commerciale della città di Tarracina
lungo la via Appia traianea e la nuova via Severiana; il notevole
incremento del traffico marittimo determinò, tra
l’altro, la costruzione di questa nuova via commerciale che
univa il porto di Ostia con quello di Terracina. La bellezza delle
coste toccate dalla via Severiana determinò una certa
fortuna dell’asse viario anche dal punto di vista
residenziale, con la costruzione lungo il suo tracciato di
importanti nuclei insediativi e di ricche ville.
Notevoli avanzi della via Severiana, larga circa m 4, esistono ad
Ostia tra la Sinagoga e le Terme di Porta Marina o della Marciana;
nella tenuta di Castel Fusano molti basoli furono rimossi dal
principe Chigi sulla fine del sec. XVIII, mentre è ancor
oggi visibile un tratto basolato affiorante ai piedi di alcuni
grandi pini marittimi, miracolosamente scampati al grande incendio
del luglio 2000, vicino alla villa Laurentina attribuita a Plinio
il Giovane.
La via probabilmente non si staccava mai dalla costa. I documenti e
le testimonianze archeologiche che forniscono indicazioni sul suo
tracciato non consentono una ricostruzione precisa e sicura del suo
percorso: di alcune delle stazioni della via, come Clostra e Ad
Turres Albas, indicate nella Tabula Peutingeriana, si può
solo supporre l’ubicazione. La prima potrebbe essere
localizzata nella zona della Torre di Fogliano; la seconda nei
dintorni del lago di Caprolace.
Per apportare un contributo alle ipotesi sul percorso della Severiana, la Regione Lazio, nell’ambito del progetto europeo Le Vie Romane nel Mediterraneo, nel corso del 2003 ha condotto sia delle ricerche archeologiche, che delle indagini geofisiche volte all’individuazione di tracce della via o di resti di emergenze archeologiche che sorgevano lungo il suo tracciato. I risultati di tali indagini sono stati sintetizzati in due pubblicazioni.(LINK a Le vie romane nel Lazio e nel Mediterraneo e a Vie romane del Lazio).

