Progetto Vie Romane - MedOcc

Le grandi vie di comunicazione che, anche nel  XXI secolo, collegano Roma con il nord dell’Europa e con l’Oriente ricalcano ancora in parte i percorsi che erano utilizzati già nell’antichità. In molti casi, le strade attuali di grande comunicazione, come le vie consolari, utilizzano tracciati antichi preesistenti che, in virtù di processi legati alla crescita demografica ed economica, ai progressi raggiunti dall’uomo nel campo del commercio e dello sfruttamento agricolo e alla sempre più raffinata specializzazione nelle produzioni artigianali, assumono un ruolo vitale, non solo in quanto legate alla viabilità interna, ma in quanto arterie di trasmissione di cultura fra occidente e paesi orientali. La grande rete stradale romana, che ha condizionato la realizzazione e lo sviluppo della viabilità moderna, costituisce un patrimonio di enorme valore e prefigura già la fisionomia dell’Europa attuale, che si vorrebbe tutta senza confini interni, aperta al libero transito di individui ed idee e alla comunicazione; il progetto Vie Romane, nell’ambito del programma di iniziativa comunitaria Interreg II C – MEDOCC è nato per salvaguardare e valorizzare tale patrimonio. 
Per cercare di unificare istanze locali volte al medesimo scopo, vale a dire la valorizzazione ed il recupero dei tratti viari antichi, a partire dal 1998 alcune regioni hanno dato vita ad un primo schema di progetto comune, presentato nell’ambito di Interreg II C. Il successo dell’iniziativa ed il buon livello dei risultati raggiunti hanno spinto a proseguire il lavoro progettuale, che ha visto la sua “promozione” nel 2001 con l’arrivo nel programma Interreg III B. A questo livello, i partner hanno perfezionato la metodologia, alla ricerca di un linguaggio comune per la salvaguardia e la valorizzazione delle vie romane estensibile a tutto il bacino del Mediterraneo. La natura del progetto corrisponde perfettamente agli obiettivi dello SDEC, che consistono nello “sviluppare e conservare la natura ed il patrimonio culturale per una gestione oculata del territorio”, dal momento che “qualità e diversità di tale patrimonio rivestono un grande significato per l’Unione Europea e per il mondo intero”.