I primi insediamenti monastici dell'Italia centrale risalgono al tempo di San Benedetto da Norcia (480 - 547 d.C.), fondatore dell'abbazia di Montecassino intorno al 529, e autore della «Regola» con la quale fissò le norme essenziali della vita religiosa e materiale dei monaci. L’abbazia di Montecassino fu centro di propulsione del monachesimo d’Occidente e uno dei più prestigiosi complessi religiosi di tutti i tempi. Drammatica è la sua storia: distrutta nel 589 dai longobardi fu ricostruita e nuovamente distrutta dai saraceni nell’883. Riedificata cadde in rovina per il terremoto del 1349 e nuovamente ricostruita nei secoli successivi fu distrutta nel 1944 ad opera della aviazione degli Alleati. L’importantissimo archivio con la sua raccolta di 40.000 pergamene e i celeberrimi codici miniati costituisce forse più di ogni altro monumento la testimonianza della millenaria attività spirituale e materiale esercitata in questa roccaforte religiosa. Nel Lazio altri importanti cenobi benedettini sono il monastero di Santa Scolastica che, intitolato alla sorella di San Benedetto, conobbe grande splendore nei secoli XI-XII e fu sede della prima tipografia italiana impiantatavi dai tedeschi Schweynheim e Pannartz e il Sacro Speco a Subiaco, costituito da due chiese sovrapposte e ornato da affreschi di varie epoche, e, ancora, l’abbazia di Farfa, caposaldo ghibellino e centro di irradiazione del potere imperiale.
Dalla radice benedettina si diparte l’ordine cistercense le cui fondazioni più celebri sono le abbazie di Fossanova, Casamari e Valvisciolo nel Lazio meridionale, l’abbazia delle Tre Fontane a Roma e l’abbazia di San Martino al Cimino nel viterbese.
La chiesa abbaziale di Santa Maria di Fossanova è una grande, splendida costruzione dai fianchi ritmati da contrafforti ai quali corrisponde il sistema di volte interne innestate su grandi pilastri polistili; sulla crociera si innalza il bel tiburio ottagonale. Lineare è la disposizione dei corpi di fabbrica: attorno al chiostro rettangolare con l’edicola del lavabo, la sala capitolare, il calefactorium (o calidario)e il grande refettorio ad archi-diaframma. A questo nucleo accentrato si aggiungono, esternamente, la residenza dell’abate, ove nel 1274 si spense San Tommaso d’Aquino, la foresteria o infermeria dei monaci e i magazzini. La chiesa abbaziale di Casamari è preceduta da un portico sotto al quale si apre un ricco portale, l’interno a tre navate, di solenni, slanciate forme, è diviso da pilastri corsi da semicolonne su cui si innestano i costoloni delle volte. Severo il chiostro, con rade bifore che traforano il muro perimetrale e dal quale si accede alla sala capitolare. Il refettorio è a due navate divise da pilastri cilindrici.
La corrente del monachesimo orientale e particolarmente di quello basiliano ha lasciato una profonda traccia nella comunità cattolica di rito bizantino-greco di Grottaferrata, fondata nel 1004 da San Nilo di Rossano e San Bartolomeo sui resti di una villa ritenuta di Cicerone. Ingrandita e mutata nel corso dei secoli fu cinta, per volere del cardinale Giuliano della Rovere, poi Giulio II (1503-1513), da una cortina difensiva munita di torrioni. La chiesa, dedicata a Santa Maria, completamente trasformata nel 1754 dal cardinale Guadagni, abate commendatario, è preceduta da un portico e conserva il bellissimo campanile romanico a cinque ordini di trifore. Nell’interno a tre navate si apre la crypta ferrata da cui l’abbazia prese il nome, forse due camere sepolcrali romane con finestre ferrate trasformate in cappella; dietro un’iconostasi barocca a tre aperture è il vima o altare quadrato per la concelebrazione. Nell’attigua cappella di San Nilo è un importante ciclo di affreschi del Domenichino.
La conca di Rieti fu detta la «Valle Santa» per le frequenti soste di San Francesco nei suoi umili paesi e nelle sue foreste e per i conventi che vi sorsero: Greccio, La Foresta, Fonte Colombo e Poggio Bustone. Moltissimi sono gli episodi che di lui si narrano, divenuti parte della grande storia della famiglia francescana e della leggenda popolare. A La Foresta egli compose il «Cantico di frate Sole», a Fonte Colombo dettò la Regola dell’Ordine che secondo la tradizione fu «confermata dalla voce di Cristo». A Greccio, nella notte di Natale del 1223, davanti a una folla di fedeli accorsi dagli abitati vicini, San Francesco realizzò per la prima volta il Presepio. Dei conventi reatini il più suggestivo, quello che più profondamente conserva l’impronta francescana è Greccio, vasto fabbricato a ridosso del monte, tra i boschi. Esso sorse verso il 1260, per volontà di San Bonaventura, attorno alla cappella di San Luca ricavata dalla grotta ove avvenne la rappresentazione del Presepio. Benché gli edifici siano stati rimaneggiati più tardi, rimane intatta la chiesetta coi rustici stalli del coro e il dormitorio dalle nude, semplici celle lignee.
In un’ottica di valorizzazione del patrimonio culturale rappresentato da questi straordinari monumenti del passato, l’Assessorato regionale alla Cultura, Spettacolo e Sport ha recentemente partecipato al Progetto Mo.No.Pi. (Monument Nomination and Pilot Implementation as an Alternative Form of Architecture and Religious Tourism) e ha inserito l’abbazia di Fossanova fra i cinque cosiddetti Grandi Attrattori Culturali, un programma di promozione delle eccellenze dei beni culturali del Lazio.
Scheda a cura di Paola Guerrini

