La presenza di castelli nel territorio del Lazio è allo stesso tempo discreta e imponente, moltissimi centri abitati sono dominati visivamente da una rocca costruita nel punto più alto, talvolta sono rovine silenziose coperte dai rovi, raggiungibili attraverso sentieri sterrati, spesso sono palazzi rinascimentali che hanno avuto origine da una fortificazione trasformata in dimora gentilizia dalle tante famiglie nobili imparentate con i pontefici, che hanno lasciato traccia nelle costruzioni e nella toponomastica determinando il cosiddetto “paesaggio costruito”.
Le rocche presenti nel territorio che apparteneva allo Stato Pontificio sono diverse dalle fortificazioni del resto d’Italia e d’Europa; nella nostra regione il castello raramente ha la connotazione classica del maniero medioevale, dove questo aspetto è ancora evidente si tratta spesso di rifacimenti e restauri ottocenteschi, tipici di un’epoca che aveva rivalutato il medioevo idealizzandolo.I castelli del Lazio sono sorti per esigenze difensive, a volte da una singola torre di avvistamento collegata al sistema delle torri costiere che inviavano segnalazioni di pericolo all’entroterra, ma anche per affermare il potere papale e delle famiglie baronali, oppure come residenza cardinalizia o vescovile. La costruzione di questi edifici è legata al nome di architetti prestigiosi quali Donato Bramante, Michelangelo Buonarroti e Giuliano da Sangallo.Molti di questi edifici sono ricchi di sorprendenti cicli decorativi, di arredi, di giardini segreti, affacciati sul mare o rivolti a valli e colline con panorami inaspettati che ricordano gli sfondi dei quadri del rinascimento, tra i più famosi possiamo ricordare il castello di Santa Severa, costruito sulle rovine dell’antica Pyrgi, il castello Odescalchi di Bracciano, il castello Caetani a Sermoneta, il castello Monaldeschi a Bolsena e il castello Orsini di Nerola. In ognuno si rispecchia il segno di un'antica epoca e la potenza della famiglia nobiliare che lo ha edificato.La funzione del castello e della rocca era fondamentale nel passato, poiché contribuiva a creare una rete di difesa e di protezione sulle antiche vie di percorrenza dei pellegrini, dei mercanti e degli eserciti che confluivano dentro e attorno a Roma, attuando una efficace azione di avvistamento, essi sono stati per lungo tempo baluardi e custodi della città e dei tanti luoghi della cristianità presenti a Roma e negli antichi borghi storici circostanti.
L’uso attuale dei castelli è vario come la loro storia e il loro aspetto, alcuni sono proprietà privata, molti sono sede comunale o di associazioni, spesso ospitano al loro interno musei, strutture alberghiere, sale per convegni e spazi per eventi, in alcuni periodi dell'anno fanno da sfondo a spettacoli musicali e teatrali di grande suggestione.
Da alcuni anni la Regione Lazio ha avviato una politica di programmazione orientata alla promozione del territorio e all’ampliamento dell’offerta culturale, il lavoro sulle rocche e castelli del Lazio si inserisce nell’ambito dei progetti finalizzati alla conoscenza dei beni culturali presenti sul territorio della nostra Regione e affianca l’iniziativa della valorizzazione dei Grandi Attrattori Culturali.
Le campagne di schedatura dei beni architettonici e storico artistici realizzate negli anni dal Centro Regionale di Documentazione dei Beni Culturali e Ambientali del Lazio hanno prodotto una grande quantità di materiale documentario e fotografico, parte di questo materiale riguardante gli edifici fortificati ha avuto evidenza esterna con la pubblicazione del primo volume di una collana dedicata alle Rocche e ai Castelli nel Lazio, riguardante i castelli presenti lungo gli assi stradali delle vie Appia ed Aurelia.La scelta delle strade consolari come filo conduttore della pubblicazione deriva dalla volontà di creare itinerari turistici che siano anche occasione di arricchimento culturale usando i risultati della catalogazione. Attualmente è in corso la pubblicazione del secondo volume riguardante i castelli presenti lungo il percorso delle vie Cassia e Casilina, questa seconda pubblicazione sarà ulteriormente arricchita dalla presenza di contributi riguardanti la catalogazione dei beni demoetnoantropologici. I testi pubblicati nei volumi della collana hanno valore scientifico documentato ed esauriente per la conoscenza e la valorizzazione di questi beni a volte poco conosciuti e spesso trascurati.Oltre alle amministrazioni locali, anche società private, associazioni e fondazioni di varia natura concorrono da tempo a diffondere la conoscenza e a promuovere la fruizione delle rocche e dei manieri del Lazio.
Scheda a cura di Susanna Salcini Trozzi



