La tradizione musicale del Lazio appare complessa e ricca, con una varietà di forme. Estemporaneità e improvvisazione caratterizzano lo stornello e l’ottava rima. Quest’ultima, diffusa in alta Sabina, Tuscia, Monti della Tolfa, Castelli Romani e Monti Lepini, è la forma metrica dei contrasti a braccio eseguiti da cantori-poeti professionali.
La polivocalità, in passato presente nel Lazio in varie forme, riguarda oggi i canti eseguiti dalle confraternite per la Settimana Santa (Latera, Priverno); mentre nella Pianura Pontina le comunità di origine veneta e friulana formano cori amatoriali che eseguono repertori alpini nei dialetti di provenienza.
Altre forme musicali cantate, a volte con accompagnamento strumentale, sono legate ai repertori religiosi eseguiti durante i pellegrinaggi ai Santuari (Santissima Trinità a Vallepietra, Madonna di Canneto a Settefrati, Madonna della Civita a Itri).
Fra gli strumenti musicali laziali uno dei più importanti è sicuramente la zampogna, diffusa in varie tipologie (a chiave, zoppa, zoppa amatriciana) in Val di Comino, Monti Ausoni e Aurunci, alta Valle dell’Aniene, alta Sabina. Il tipo a chiave viene generalmente suonato in coppia con la ciaramella, un oboe popolare detto piffero. I tipi zoppi sono in prevalenza solisti. Il repertorio comprende danze e suonate tradizionali (saltarello, ballarella, pastorale, caprareccia ecc.), canzoni e la novena di Natale Tu scendi dalle stelle, che viene eseguita nei centri della regione nel periodo natalizio; mentre la zampogna amatriciana possiede un repertorio specifico per il matrimonio e accompagna una forma di poesia cantata in quartine. Centro di costruzione della zampogna nela regione è stata, fino al 2004, la bottega D’Agostino, a Villa Latina (FR), erede di una di tradizione artigiana che risale alla metà del XVIII secolo. Nella località è in via di allestimento un Museo della zampogna. Nel Lazio è anche molto diffuso l’organetto, a due, quattro e otto bassi, che ha in parte assorbito i repertori della zampogna, in parte dato luogo a forme strumentali e vocali-strumentali proprie.
Negli ambienti pastorali resta la pratica di costruire e suonare flauti a becco di canna in diverse tipologie. Fra gli strumenti a percussione, il tamburello è presente in alcune aree (ad esempio nella valle dell’Aniene) per accompagnare il ballo e anche il canto. Il tamburo militare tuttora accompagna bandi e processioni religiose (Gradoli, Gerano).
La Regione Lazio effettua campagne di catalogazione dei beni etnico-musicali sul territorio tramite il Centro Regionale di Documentazione (CRD). L’attività di catalogazione si basa su rilevamenti, realizzazione di documentazioni audio-visive e compilazione di schede BDI - Beni demoetnoantropologici immateriali. Le schede e le relative documentazioni sono consultabili nel Sistema Informativo Territoriale (SIT) e negli Archivi delle schede del CRD
Le documentazioni fotografiche, sonore e video cinematografiche sono anche consultabili nella Fototeca del CRD e nella Mediateca audio-visiva del CRD, in costituzione.
La Regione Lazio ha anche condotto attività di ricerca e valorizzazione della musica popolare del Lazio. Ricordiamo il volume con CD I “suoni” della Campagna romana. Per una ricostruzione del paesaggio sonoro di un territorio del Lazio, a cura di Roberta Tucci; i CD Il Vulcano laziale, a cura di Raffaele Marchetti, e È tanto tempo che non recantavo, a cura di Ettore De Carolis, per la Collana discografica I Suoni del Lazio diretta da Ambrogio Sparagna ed Erasmo Treglia.
Scheda a cura di Roberta Tucci
Archivi di etnomusicologia dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia
