La Tuscia vista dalle americane

12 agosto 2010 di precious101

cover-book 

Sono tre americane le protagoniste di un  nuovo studio  Etruria - travel, history and itineraries in Central Italy , un joint venture di  Etruria Editions e Edizioni Archeoares.
L’autrice Mary Jane Cryan  ha voluto le  due artiste   Patricia Glee Smith e Nancy Hart per illustrare il libro dedicato alla  loro seconda terra.  Per l’autrice (americana di origine irlandese residente in Italia da quasi mezzo secolo) è il quarto libro dedicato alla sua terra adottiva.
Patricia Glee Smith, americana residente da molti anni fra Roma e la cittadina umbra di  Otricoli,  ha dipinto il bel quadro della copertina.  I tratti delicati della matita  di Nancy  Hart invece   interpretano  gli angoli pittoreschi e le fontane di Viterbo, la città dove passa un mese ogni estate.   
Per illustrare il libro sono stati chiamati anche un folto gruppo di fotografi italiani e stranieri fra cui  Agostino Cecchini, Francesco Pignatale e Maurizio Pinna. I loro scatti  mostrano particolari di questa  parte d’Italia ancora sconosciuta al turismo di massa e diventano un ulteriore motivo per scoprirlo.  
“Ancora una volta la Cryan è riuscita a sorprendermi con suo nuovo libro”, dice Rudolph Hupperts, guida ufficiale della Provincia di Viterbo. “Contiene un tesoro di nuovi dettagli e storie affascinanti.”
Diviso in quattro capitoli dedicati agli itinerari, le influenze , i tesori ed i personaggi  Etruria - travel, history and itineraries in Central Italy   spazia dagli Etruschi ai temi  meno conosciuti, dando agli operatori del settore turistico preziosi spunti per creare nuovi itinerari .
Alcuni saggi, scritti inizialmente per riviste italiane,  sono stati adattati per visitatori di lingua inglese, altri sono plasmati su cicli di conferenze e seminari presentati in ambito universitario e su navi da crociera, infatti ai  visitatori che arrivano con le navi da crociera a Civitavecchia l’autrice suggerisce  itinerari come   “The Etruscan Triangle”.
Quest’ultimo libro di Cryan la conferma come autorità riguardo a quell’affascinante zona dell’Italia conosciuta come Etruria”, scrive giornalista inglese Margaret Stenhouse, “ E’ una ricercatrice scrupolosa, e sa combinare erudizione con il suo appassionato amore per il tema trattato, riportando in vita personaggi ed eventi di un passato lontano.”
Le sezioni dedicate alla storia ed ai pressoché sconosciuti collegamenti internazionali sono frutto di ricerche originali e di lunghe ore passate fra le polveri degli di archivi italiani, inglesi ed irlandesi per rivelare fatti mai menzionati nelle guide turistiche.  

 

“Antigone in Silenz” al Festival dei Lupi Mannari

4 agosto 2010 di LauraDS
antigone Meravigliosa, questo è l’aggettivo più indicato a descrivere la suggestiva cornice offerta allo spettacolo “Antigone in Silenz” svoltosi all’interno del Festival dei Lupi Mannari lo scorso 1° agosto 2010.
 
Il rudere dell’antica chiesa di Sant’Adamo ha infatti testimoniato il fondersi di storia antica e recente nella messinscena di questa tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 a.C. e ripresa ora dal Teatro delle Condizioni Avverse con uno studio iniziato nel 2008 ed incentrato attorno alla figura di  Antigone vista attraverso i secoli nelle parole di Sofocle, Anouilh, Brecht e Alfieri.
Un ritmo incalzante, una dissacrante e continua visionarietà onirica, una guerra che non è mai finita tra autorità e potere; una giovane donna, Antigone, che nel ruolo di dissidente decide di andare contro la legge di un tiranno. Un esempio sorprendente di complessità e ricchezza drammaturgica vivo ancora oggi, dopo millenni, grazie all’abile lavoro di questi artisti. Lo spettacolo è infatti una sapiente riscrittura di improvvisazioni artistiche, accompagnate ed impreziosite da un organettista. La rappresentazione, con la direzione di  Mamadou Dioume (ex attore di Peter  Brook), parte proprio da una sarcastica e dissacrante riscrittura del mito, di cui si conservano le tematiche fondamentali.
 
La storia ruota attorno alla figura di un folle Tiresia capocomico, rapito nella sua estasi di raccontare una vicenda capace di far alzare le masse e profondamente sfiduciato dalla cruda realtà del mondo.  Un mondo che oggi continuamente morde allo stomaco del teatro (facendolo morire di fame), e a cui il teatro vuole mordere sui polpacci, per farlo risvegliare da questo torpore, da questo silenzio. Tiresia tira quindi le fila di una giovane e già sfiancata compagnia di saltimbanchi e musici, mescolando elementi del testo originale a momenti di vivace modernità. Punto focale dell’intero spettacolo non sono i singoli ma il gruppo, gli attori che interpretano personaggi così lontani eppure così odierni, afflitti da dilemmi esistenziali più che mai attuali; mentre il vero protagonista della pièce è il pubblico, rappresentato nella figura di Ismene, sorella di Antigone. L’immagine dello spettatore comune che ne deriva è tutt’altro che confortante, un testimone, un ricettore medio, capace solo di indignarsi intellettualmente, ma totalmente sterile poi nel tradurre in pratica una qualsiasi forma di ribellione, riscatto o resistenza di fronte alle ingiustizie del mondo. Un riscatto però c’è, ed è quello teatrale, proprio di Ismene, che assume il ruolo di detentrice della memoria di Antigone, immagine di un mito o, se vogliamo, uno straordinario esempio di libertà interiore che dopo 25 secoli è ancora presente.
 
L’ottima coralità degli attori produce un grottesco spettacolo che compie il suo intento destabilizzatore; ironico, sagace, irriverente e sapientemente incastonato all’interno di una cornice che ne valorizza i contenuti.
 
Lo spettacolo sarà di nuovo in scena VENERDI 27 AGOSTO a MONTEBUONO (RI), Località San Sebastiano alle ore 21.00 e DOMENICA 29 AGOSTO a BOCCHIGNANO, frazione di MONTOPOLI SABINA (RI), nel Centro Storico, alle ore 18 e 30.
 
Laura De Santis

 

La mostra di Nino Migliori al Complesso del Vittoriano

29 luglio 2010 di MARFRA

 «Il passato è un mosaico da incontrare. Ritorno agli anni Cinquanta»

 

Visitare la mostra «Nino Migliori», in corso al Complesso del Vittoriano ed aperta fino al 5 settembre, è come compiere un viaggio di esplorazione nell’Italia degli anni compresi tra il 1950 e il 1959.
Uno sguardo attento alla vita degli italiani, con particolare riguardo alle immagine legate alle tradizioni culturali e familiari del nostro paese. L’obiettivo è stato puntato –  con impareggiabili immagini in bianco e nero – sui  volti dell’Italia neo-realista. Sono gli scatti fotografici, pervasi da un forte senso umano, di un documentarista che osserva la vita di un mondo che oggi può apparire remoto. Quelle immagini ben si ricollegano ai celebri documentari dei viaggi nel sud girati nel dopoguerra, che hanno rappresentato un rituale d’obbligo per i fotografi della sua generazione.  
 
“La guerra ci aveva privato dell’adolescenza. La fotografia mi ha permesso di riappropriarmi di attimi di vita persa. Documentare, vedere e fermare il tempo”
 
 
Nino Migliori – Il Fabbro
Foto tratta da «Gente del Sud» (1956)
Bologna, Archivio fotografico Nino Migliori
 
061Migliori ha la capacità di trasferire sulla pellicola la vita degli italiani, osservandola senza avere la pretesa di commentarla, osservandone i dettagli con la partecipazione tipica del narratore. Attraverso la sua incisività il  messaggio arriva immediato all’osservatore a cui resta la piena libertà di interpretazione.
 
“La fotografia di Migliori, grande outsider, se pur impregnata da forti sentori sociali e d’impegno civile, non disdegna l’ironia bonaria o tagliente, il piacere di lasciare semplici tracce e memorie per quelli che verranno, una testimonianza delle cose che vanno perdendosi. Narrare un “mondo”, per Migliori, è l’unico modo per assimilare, fotografandole, quelle entità e quegli aspetti solitamente restii a comunicare le loro ragioni.” (saggio di M. Vescovo).
 
 Le fotografiche esposte, con i loro giochi di ombre e di luci ci mostrano un’Italia semplice e lontana, la cui gente è ancora segnata dagli orrori della guerra ma già protesa verso una nuova era. Sono donne piegate a lavare i panni, processioni, strade sterrate, operai e artigiani al lavoro, semplici tavole imbandite. Questi scorci di vita quotidiana vengono talvolta rubati attraverso finestre e porte aperte che fanno da cornice ad interni od a volti di persone che bucano l’oscurità.  

 
 
 
 
   

Non mancano nemmeno i personaggi di città, che non rinunciano, soprattutto le donne, al cappello sfarfaleggiante, a vistose scarpe bianche coi tacchi, la vita strizzata, oppure a ostentare l’orgoglio di possedere un’osteria o un qualsiasi negozio, mentre gli uomini impenitenti sostano davanti alla tenda di un “Parrucchiere per signora” ad attendere e chiacchierare. E’ evidente che questi pellegrinaggi senza una meta precisa servono all’artista per conoscere la realtà della sua terra, ma alimentano anche il piacere di stare con questa gente per riuscire ad analizzare gesti e situazioni quotidiane, paradigmi importanti di una condizione umana vista con silenziosa, ma calda partecipazione.” (saggio di M. Vescovo).

   
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L’obiettivo della macchina fotografica cattura il caso e lo trasforma con un approccio semiologico che travalica l’aspetto estetico, dove la funzione illustrativa è più forte di quella espressiva. Sono immagini pensate prima di essere realizzate per creare nel tempo una traccia indelebile di determinati momenti. La mostra si pone pertanto come la più significativa testimonianza di questo attento ed eclettico narratore per immagini ed interprete in chiave neo-realista di un’epoca storicamente importante. Immagini dalle quali emerge il anche il ruolo svolto dall’autore in termini di anticipazione di tendenze artistiche che troveranno il loro completo sviluppo negli anni successivi.
 

 
 
 
 
  
Nino Migliori – Foto tratta da «Gente dell’Emilia» (1957)
Bologna, Archivio fotografico Nino Migliori
 
 
 
Complesso del Vittoriano fino al 5 settembre.
Orario: tutti i giorni 9.30 –19.30
INGRESSO GRATUITO
Per informazioni: tel. 06/6780664

 

A cura di Francesca Marconcini

 

L’EROE GRECO AIACE APPRODA AL TEATRO ROMANO

28 luglio 2010 di jbg
La Grecia di Sofocle rivive tra le rovine del Teatro Romano del Tuscolo. Per il terzo anno consecutivo il Parco Archeologico culturale di Tuscolo ospita il 46° Ciclo di Rappresentazioni Classiche dell’INDA, Istituto Nazionale del Dramma Antico, che porta in scena, dal 27 luglio al 1 agosto, le tragedie che lo scorso maggio e giugno si sono avvicendate sul palco del Teatro Greco di Siracusa: Aiace, Fedra e Lisistrata.
 
La tournée dell’INDA si apre con l’AIACE di Sofocle per la regia di Daniele Salvo. Aiace racconta la rabbia e l’insofferenza verso i prepotenti ed è perfetta rappresentazione del piensero sofocleo circa la fragile condizione dell’essere umano, destinato alla sconfitta.
 
Maurizio Donadoni porta in scena la follia dell’eroe greco che, accecato dall’ira per essere stato depredato delle armi di Achille, affidate invece ad Ulisse, si scaglia contro le tende dei suoi compagni per ucciderli. L’intervento di Atena, però, sabota i piani di Aiace. La Dea lo inganna facendo balenare davanti ai suoi occhi false immagini, cosicché Aiace, credendo di infierire sui suoi compagni, fa invece strage di bestiame.
 
Quando Aiace torna in sé, prova solo vergogna e disperazione e decide di riscattare l’onore della famiglia attraverso il suicidio. A nulla valgono le preghiere della moglie Tecmessa o l’amore per il figlio Eurisace, che ora Aiace desidera affidare al fratello Teucro. Questi, avvisato da un oracolo dell’imminente morte di Aiace, invia un messaggero presso la tenda di Aiace per avvertire i compagni che Atena avrebbe continuato a perseguitare Aiace per tutto il giorno, trascorso il quale sarebbe stato libero. Ma il messaggero arriva troppo tardi, Aiace si è già dato la morte gettandosi sulla spada di Ettore.
 
Il dramma si chiude con la disputa, circa la sorte del cadavere di Aiace, tra Menelao e Agamennone - i quali vogliono punire Aiace vietandone la sepoltura- e Teucro che cerca invece di far prevalere il diritto dei familiari di dare al morto una degna sepoltura. Determinante sarà l’intervento di Ulisse che consiglia saggiamente Agamennone affinché Teucro renda l’ultimo omaggio al defunto.
 
La regia di Daniele Salvo ci fa dimenticare di assistere ad una tragedia del  IV secolo a.C. dandoci l’illusione di un dramma moderno, grazie alla scelta della godibile traduzione di Guido Paduano che, moderna e non retorica, opera nel pieno rispetto del testo. Magistrale l’interpretazione di Maurizio Donadoni nella resa della follia di Aiace e del suo lucido dolore durante la decisione di commettere il suicidio. Donadoni passa da una recitazione carica e possente, sia a livello fisico che vocale nei momenti di follia, ad un’interpretazione intima, toccante e quasi cinematografica nel monologo con il figlio e nell’addio ai compagni.
 
Elisabetta Pozzi conferma le sue doti di grande attrice restituendo una Tecmessa a volte “classica” ma sempre efficace e forte nel trasmettere il dolore, che in alcuni tratti raggiunge persino i confini della follia. Suggestiva l’interpretazione di Ilaria Ganatiempo che con una recitazione evocativa ci mostra un’Atena voluttuosa e cattiva. Da segnalare infine Giacinto Palmarini in un convincentissimo Teucro. Adeguati i costumi di Silvia Aymonino e “adattata” la scenografia di Jordi Garcés che, sebbene avremmo voluto vedere nell’allestimento originale siracusano, riesce a inserirsi e sfruttare in modo notevole la suggestiva cornice del Tuscolo.
 
L’idea di assistere ad uno spettacolo classico per più di due ore senza interruzione forse scoraggerà i molti, ma la qualità della rappresentazione, la fruibilità del testo e la bravura degli attori, ripagheranno appieno gli spettatori coraggiosi.
 
Valentina Mannone
 

 

Eugenio Scalfari presenta “Per L’alto mare aperto” Cori- venerdi 30 luglio

28 luglio 2010 di diarca

E’ arrivata la comunicazione ufficiale: il 30 luglio Eugenio Scalfari sarà a Cori per presentare il suo ultimo lavoro "Per l’alto mare aperto". Su iniziativa del Sindaco Tommaso Conti, l’appuntamento è alle 18:00 presso il Chiostro di S. Oliva. Come Ulisse, Scalfari intraprende un viaggio per l’alto mare aperto, senza remore o indecisione, permettendosi il lusso di attraversare quattro secoli di storia e discorrere con personalità alte di quell’epoca. Un figlio di Dante che, per i tempi, rivisita gli aspetti della modernità, o meglio, del moderno. Parlerà con i maggiori filosofi della modernità, da Diderot ad Hegel, da Kant a personalità come Spinoza e Calvino; dubiterà insieme a Montaigne e a Cervantes. E, come Ulisse, è a favore della conoscenza, dell’oltre, mirabile con lo sguardo attento e meticoloso, dedito ad una cultura sincera, felice, progressista e progressiva, non ostacolata. Un libro Einaudi dall’impatto imponente, seppur filosofico; un libro che "non è una libera scelta, ma una necessità. Ho sentito d’esser chiamato a testimoniare una nascita, un viaggio, un declino. E poi un finale, un gran finale". E aggiunge, sempre Scalfari: "La modernità è stata sconfitta da una sorta di invasione barbarica, ma la storia non finisce, un’altra epoca nascerà come è sempre avvenuto finché l’homo sapiens riuscirà a guardare il cielo stellato e a cercare dentro di sé la legge morale. A me questo viaggio dentro l’epoca è sembrato un Sabbah, non di diavoli e di streghe, ma di anime e di stelle danzanti

Premio Ratto delle Sabine a Erminia Manfredi

23 luglio 2010 di antosanto
Venerdi’ 30 luglio, nel borgo di Poggio Nativo, si terra’ la prima edizione del Premio Ratto delle Sabine. Il riconoscimento, ideato da Laura Lattuada, si propone di omaggiare una donna con almeno sessanta primavere alle spalle che, con entusiasmo, vitalità ed intelligenza, continua a rendere utile e attiva la sua vita per se stessa e per gli altri.
 
Un comitato presieduto da Maddalena Letta ha deciso di assegnare il premio ad Erminia Manfredi per la caparbieta’ e la forza con cui guida l’Associazione Vivalavita Onlus, organizzazione che si occupa di malati di SLA, malattia rara ed a alto impatto sociale, che pone il malato in una condizione di invalidità permanente che richiede un’assistenza continuativa, con l’obiettivo primario di migliorare le condizioni di vita dei malati e delle loro famiglie.  
 
La vedova del grande Nino riceverà una riproduzione in bronzo della famosa scultura del Giambologna Il Ratto delle Sabine, conservato nella Loggia dell’Orcagna in piazza della Signoria a Firenze. L’evento verrà condotto da Pippo Baudo ed avrà come madrina d’eccezione Marta Marzotto. Alla serata parteciperanno il Sindaco di Poggio Nativo Vittore Antonini, il Sindaco di Rieti Giuseppe Emili e il Presidente della Provincia Fabio Melilli.
 
Il premio è stato pensato nell’ambito di un progetto di più ampio respiro, il Sabinarum Festival (Festival della Sabina), che partirà nell’estate 2011 e vedrà coinvolti, con serate a tema dedicate al teatro, alla musica e alla poesia, i cortili, le piazze e i giardini più suggestivi di alcuni borghi della Sabina come Casperia, Poggio Catino, Montasola, Salisano, Cantalupo, Roccantica e Montopoli.

 

 
 

In scena “Il ragno” di Sem Benelli

22 luglio 2010 di LauraDS
Fabrizio e Giulia, immagine di scenaAbbandonato per lungo tempo, “Il ragno”, di Sem Benelli, è tornato ora sulle scene italiane con un debutto, quello del 19 luglio, impreziosito dalla meravigliosa cornice offerta dal Teatro Villa Pamphilj.
Nonostante sia considerata una delle commedie più affascinanti di questo autore, l’opera ha difatti sino ad ora sofferto l’oblio, con un’unica rappresentazione milanese datata 1935 ed offerta dalla compagnia di Renzo Ricci e Rina Morelli.
Nuova edizione dunque per il Festival Spazi e Memoria, con adattamento e regia di Marco Prosperini.
 
E’ bene iniziare parlando di modernità, perché a dispetto della trama, che mostra uno spaccato di storia degli anni ’30, la scrittura ed i personaggi sembrano uscire direttamente da una penna più che mai contemporanea, con problematiche e dilemmi attuali.
La calda stagione estiva accompagna l’inizio della storia, che si apre con i preparativi per il matrimonio di Fabrizio, Conte di Poggialto (Paolo Ricchi) e Giulia (Serena Ventrella), ricca figlia dell’imprenditore Biagi  (Pierre Bresolin). I due sposi sono testimoni e attori di un’epoca di profondi sconvolgimenti ma anche di intensi travagli sentimentali. Burattinaio dell’intera vicenda è il Conte, che silenziosamente ma con beffarda  spregiudicatezza tesse una tela così perfetta da intrappolarvi magistralmente la moglie e Pietro (Nicola De Santis), suo fratello illegittimo, in un destino che si svela sin da subito allo spettatore come tutt’altro che imprevedibile. Con il suono delle zampogne natalizie a fare da sottofondo viene smascherato l’intreccio amoroso che lega Giulia a Pietro, in realtà unico vero erede del casato. La condanna inflitta a quest’ultimo,  dopo un’amara scena sullo scarso valore dei sentimenti rispetto all’arrivismo sociale ed alle tanto decantate apparenze, sarà quella di convivere con la perdita del dono più grande, la paternità, usurpatagli per motivi economici proprio dal fratellastro Fabrizio.
 
Ad un inizio che stenta a decollare nei ritmi si contrappone un secondo tempo avvincente. La regia narra magistralmente lo scontro di due mondi; due mentalità che cozzano per i diversi principi e soprattutto che lottano per accaparrarsi diritti e privilegi: è l’immagine a colori di un’alta borghesia finanziaria, di cui si fanno portavoce Il Biagi e la figlia Giulia, che vuole sostituire l’antica aristocrazia Italiana degli anni ‘30. Ottima in questo senso l’interpretazione degli attori, capaci di far immergere lo spettatore nell’atmosfera retrò  creata dalla scenografia e dagli oggetti scenici, che rivelano uno studio dettagliato dell’epoca.
I protagonisti di questa pièce sono tormentati dagli stessi drammi esistenziali dei nostri giorni: tradimento, frustrazione, ambizione, arrivismo e senso di colpa. Uno spaccato di storia reale raccontato magistralmente ed ironicamente da autore e regista senza falsi pudori o demagogica razionalità ma, va riconosciuto, anche rappresentato dagli attori, in particolare nell’interpretazione di Fabrizio, con grande perizia.
 
Sul palcoscenico commenti musicali e inserti di canzoni dell’epoca, cantate da maestri del calibro di Natalino Otto, impreziosiscono lo spettacolo divenendo anch’essi veri e propri personaggi all’interno della vicenda. L’andamento narrativo ed alcune scene di particolare intensità sono sottolineati dalle musiche originali scritte da Giancarlo Mici; ma se da un lato il rapporto tra i due coniugi si sviluppa ed acquista spessore e drammaticità anche grazie a queste, dall’altro il personaggio di Antonio (Giancarlo Mici), il maggiordomo, ne risulta a volte schiacciato e limitato nelle possibilità espressive.
 
Drammatica ma soprattutto ironica e piacevole, a dispetto della non proprio abbondante affluenza di pubblico, la commedia risulta godibile ad ogni tipo di età e di gusto.
Laura De Santis

 

Cheese-terna

22 luglio 2010 di LauraDS
Locandina eventoProdotti caseari pontini in rassegna a Settembre a Cisterna di Latina. L’evento, denominato CHEESE-terna per via di una simpatica invenzione linguistica che accosta la parola “formaggio” in lingua inglese ed il nome della città ospitante la manifestazione, proporrà un viaggio tra le imprese zootecniche ed operatori lattiero-caseari del territorio.
 
La corte dell’edificio storico di Palazzo Caetani sara’ ancora una volta lo scenario per una rassegna gastronomica tesa ad esaltare le specialità locali. Sabato 18 e Domenica 19 Settembre 2010 (dalle ore 10.00 alle ore 22.00) l’obiettivo comune sarà la valorizzazione delle risorse agroalimentari del territorio pontino ricco di tradizione e cultura.
 
L’organizzazione della rassegna è curata dall’Associazione Culturale BEST EVENT di Cisterna. Il visitatore, dotato di un gadget a tema, avrà a disposizione un ricco percorso gastronomico e sarà allietato dall’intrattenimento musicale, da una mostra pittorica allestita dal Gruppo Artistico “La Mimosa” e dalla visita alle grotte ed alle preziose sale del Palazzo Caetani.
 
Maggiori informazioni ed aggiornamenti sul sito dedicato all’evento : www.cheeseterna.com/.

 

Nelle Terre del Grechetto: a Civitella D’Agliano dal 23 al 25 luglio

22 luglio 2010 di antosanto
Dal 23 al 25 luglio, nel suggestivo borgo medievale di Civitella d’Agliano, si terra’ la VIII edizione della manifestazione enogastronomica Nelle Terre del Grechetto, organizzata, come di consueto, dalla Pro loco e fortemente voluta e patrocinata dal Comune. La manifestazione si inserisce, inoltre, nel circuito delle feste del vino della Tuscia, proposto dalla Camera di Commercio e dalla Provincia di Viterbo, che vede coinvolte le varie realtà locali.
 
Tre giorni ricchi di eventi ed aperti a tutti. Il primo, il 23 alle ore 17 presso il Palazzo della Cultura in via Marconi, dove si terrà un incontro tecnico sulla coltivazione e vinificazione del Grechetto condotto da Sergio Mottura e al quale parteciperanno esperti del settore. Uniche, in un’atmosfera da sogno, saranno poi le cene del 24 e 25, Per Bacco sotto le stelle, allestite nel magnifico cortile della Torre dei Monaldeschi. Durante le serate ci sarà una degustazione dei piatti tipici locali in abbinamento con i vini Civitella I.G.T.
 
La manifestazione vuole essere un’occasione di incontro per tutti gli amanti del buon vino e proprio per questo propone un programma molto articolato, dalle visite guidate alle cantine.
 

Imprecisioni d’artista

21 luglio 2010 di ffava
de_gruttola_circle_line1Hanno dai 17 ai 77 anni gli artisti che, fino al 23 luglio, espongono nella mostra collettiva Imprecisioni  che si svolge a  Roma presso la galleria d’arte Rosso Cinabro, in via Raffaele Cadorna 28.
Otto artisti molto diversi  tra loro, ma caratterizzati da un sapiente uso di tecniche e colori. Le opere, tele ad olio , incisioni e opere a tecnica mista, sono un viaggio nei percorsi dell’anima, tentativi di definire situazioni, tensioni e nevrosi di vita moderna.
Volti e corpi soprattutto, con qualche esempio di pittura non figurativa di notevole interesse.
 
Tra le opere "Black Tulip", dell’artista venezuelano Amèrico Di Gregorio. Qui il tratto incisorio su legno si mescola ai colori e scritte che circondano, in maniera non definita,  figure umane in movimento, volti stilizzati che trovano spazio tra i tulipani in un gioco di incontro-scontro.
 
E ancora le opere esposte dell’artista Maurizio Carpanelli, dal tratto inconfondibile con l’esaltazione dei colori e della luce, attraverso un uso "esasperato" della vernice.
 
Tra le opere più interessanti, per impatto e segno distintivo, segnaliamo anche "Circle Line" di Gianpiero De Gruttola, classe 1983.
 
La mostra è curata da Cristina Madini, le cui opere sono esposte nella mostra.
 
Gli artisti esposti sono:
Carolina Barbolla, Philippe Bassett, Maurizio Carpanelli, Francesco Contarini, Gianpiero De Gruttola, Americo Di Gregorio, Claudia Missagia, Cristina Madini.
 
E’ possibilie visitare la mostra, ad ingresso gratuito, dal lunedì al venerdì dalle ore 12.00 alle 19.30.
Per maggiori informazioni: www.rossocinabro.com